La Scuola Olandese, il Calcio Totale:

Agli inizi degli anni ‘70 esplode il fenomeno dell’Olanda di Crujiff: una squadra eccezionale che interpretò un calcio mai visto. I principi del calcio totale furono: 1) Gioco con e senza palla. 2) Pressing a tutto campo. 3) Intercambiabilità dei ruoli in campo. 4) Marcatura a zona per tutto il campo e trappola del fuorigioco sempre applicata. 5) Squadra corta per favorire gli inserimenti offensivi e i ripiegamenti difensivi. 6) Grandissimo atletismo dei giocatori. La buona riuscita del calcio totale dipende dall’adattabilità di ogni membro della squadra a ricoprire più ruoli.

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L’ 1-3-3-3 del Calcio Totale Olandese

Nel calcio totale i giocatori si muovono in relazione alla posizione dei compagni invece che a quella della palla, perché la copertura degli spazi è una condizione primaria di questo stile di gioco, secondo cui la squadra deve sempre mantenere la stessa disposizione tattica (1-3-3-3). Centrocampisti e attaccanti pressano a tutto campo e spesso in maniera selvaggia i portatori di palla avversari, i difensori difendono a zona applicando il fuorigioco. I movimenti continui dei giocatori e le sovrapposizioni degli uomini senza palla mettono in difficoltà le difese a uomo, mentre la circolazione della palla per vie orizzontali permette agli attaccanti di liberarsi e rendersi pericolosi. Il pressing a tutto campo ha l’effetto di mantenere la squadra corta, cosa che favorisce gli inserimenti offensivi così come i ripiegamenti difensivi.

Il 4-4-2 all’Inglese, il Pass and Move:

Negli anni ‘70 le squadre Inglesi cominciarono a rivoluzionare il proprio gioco. Il vecchio stopper fu abbandonato e la difesa divenne a quattro e schierata a zona. I difensori dovevano partecipare attivamente all’azione per permettere sin dalla difesa un gioco ordinato e fluido. I terzini dovevano contribuire alla fase offensiva portandosi avanti sulle fasce e proponendosi costantemente per gli eventuali scarichi al centro. I due centrocampisti centrali erano entrambi capaci di fare gioco mentre i due centrocampisti laterali dovevano saper crossare ma anche riuscire ad inserirsi per vie centrali. Un attaccante era più arretrato mentre quello avanzato spaziava continuamente allo scopo di aprire varchi per gli inserimenti dei compagni.

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Il 4-4-2 Inglese

L’impostazione dell’azione passa attraverso piccoli gruppi di giocatori con la convinzione che i giocatori senza palla siano importanti tanto quanto quello con la palla. La squadra deve mantenere quanto più possibile il possesso di palla alla ricerca di un varco nelle difese avversarie. Il possesso palla deve essere fatto a velocità sostenuta per impedire alle squadre avversarie di riposizionarsi in difesa. Finisce la ricerca ostinata dei cross dal fondo ed inizia la manovra ragionata per cercare di dare sempre al portatore di palla due o più opzioni per il passaggio. Passaggio e movimento (Pass and Move) diventano le parole d’ordine.

La Zona Mista Italiana:

Negli anni ‘70 i tecnici Italiani, surclassati dalle novità tattiche Inglesi ed Olandesi, cercarono di adattare il Catenaccio ai nuovi sistemi di gioco. Il calcio era cambiato sia dal punto di vista atletico che del dinamismo, evidenziando il problema del centrocampo costantemente in inferiorità numerica e dell’attacco con poche opzioni di gioco. Come nel Catenaccio, la difesa restava schierata col libero, il terzino destro e lo stopper impegnati in marcature che continuavano ad essere a uomo. Il centrocampo invece cominciava ad essere schierato a zona (da cui la definizione di Zona Mista) ad eccezione del mediano che marcava a uomo il regista avversario. La Zona Mista caratterizza il calcio Italiano dagli anni ‘70 ai ‘90. I maggiori esponenti sono il Torino di Radice, la Juventus di Trapattoni e l’Italia Campione del Mondo ‘82 di Bearzot.

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La Zona Mista

Nella Zona Mista è presente il libero, che spesso si trasforma in regista aggiunto dando una mano in fase di costruzione. Nasce il ruolo del terzino fluidificante sinistro che cominciava ad avere la possibilità di portarsi stabilmente in avanti per aiutare il centrocampo. Gli altri due difensori sono marcatori puri. A centrocampo era presente un mediano arretrato, un centrocampista centrale e un fantasista (nasce il concetto del numero 10) che avanzava per cercare la rete. Viene introdotta l’ala tornante, a metà tra un’ala offensiva e un esterno di centrocampo, in controllo della fascia destra. In avanti giostravano due punte: un attaccante di peso che convergeva sempre in area, mentre la seconda punta, più leggera, arrivava larga a sinistra.

Il 4-4-2 di Sacchi:

La visione calcistica introdotta negli anni ‘80 da Arrigo Sacchi rappresenta un’evoluzione tattica del Calcio Totale Olandese e del Pass and Move Inglese. Sacchi propone un 4-4-2 col centrocampo in linea in fase difensiva, che si configura a rombo in fase offensiva. La difesa viene schierata a zona, posizionata alta sul campo, costantemente alla ricerca della trappola del fuorigioco, ed applica continuamente la diagonale difensiva. I terzini sono molto propositivi arrivando sovente sul fondo a crossare. A tal scopo Sacchi li schiera un pò più avanti rispetto ai due centrali per permettere loro di seguire meglio la squadra durante la fase offensiva. I due attaccanti hanno funzioni leggermente diverse, con uno che gioca più arretrato, ed uno più avanzato e dinamico per aprire gli spazi.

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Il 4-4-2 di Sacchi

Il pressing è alto, costante e parte dai due attaccanti. Per attuare un pressing simile le linee devono mantenere le distanze, essere compatte ed attuare movimenti il più possibile sincronizzati. Il movimento coordinato tra i reparti e tra gli stessi giocatori dà alla squadra una compattezza mai vista prima mentre il movimento continuo senza palla in fase di attacco è devastante per le difese schierate a uomo. Sacchi trasformò anche il modo di fare contropiede (sino ad allora sinonimo di palla lunga all’attaccante) con la rapidità nel ripartire una volta riconquistata la palla tramite una manovra ben organizzata e proficua. Il lavoro atletico viene curato nei dettagli, con carichi di lavoro pesanti, rigidezza negli orari, e un’ossessione maniacale nella coordinazione tattica. La motivazione psicologica del gruppo divenenta un elemento chiave della preparazione.

 

Bibliografia:

  • Dalla Piramide al Tiki-taka: storia dei principali schemi.

http://www.ibirbanti.it/dalla-piramide-al-tiki-taka-storia-dei-principali-schemi/

  • Storie di schemi: l’evoluzione della tattica nel calcio.

http://www.storiedicalcio.altervista.org/storie-di-schemi.html

  • Storia della tattica del gioco del calcio.

https://www.fmita.it/2157-storia-della-tattica-del-gioco-del-calcio

  • Evoluzione tattica del calcio moderno.

http://www.edusportvv.it/images/doc/evoluzionecalcio.pdf

  • Piccola storia della tattica.

http://www.mondopallone.it/2013/04/15/piccola-storia-della-tattica-gli-anni-70-e-la-rivoluzione-orange-vi-parte/

 

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